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a. Politiche energetiche della
Banca Mondiale e mutamenti climatici
a. 1. Sostegno all'espansione dell'uso
di combustibili fossili ed effetti devastanti sul clima globale
Dal 1992, anno in cui si è tenuta la Conferenza delle
Nazioni Unite su Sviluppo ed Ambiente (UNCED), il gruppo della Banca
Mondiale ha sostenuto l'espansione dell'uso di combustibili fossili.
Negli ultimi 5 anni, la Banca ha speso 9,366 miliardi di dollari (15.454
miliardi di lire) e ha in programma finanziamenti per altri 4 miliardi
di dollari (6.600 miliardi di lire) per progetti che prevedono l'estrazione
o l'uso di carbone, petrolio o gas. La Banca ha già finanziato o sta
considerando il finanziamento di 55 impianti termoelettrici (con una
capacità combinata di oltre 29.000 MW), 27 giacimenti petroliferi, 5
gasdotti, 27 miniere a carbone e 2 oleodotti.
Queste cifre dimostrano un' evidente contraddizione tra
dichiarazioni di intenti e scelte di finanziamento . Lo scorso giugno
il Presidente della Banca Mondiale, James Wolfensohn, annunciava il
"decalogo" per sostenere le priorità dell'Agenda 21, proponendo,
tra l'altro, la riduzione delle sovvenzioni ai combustibili fossili
e l'istituzione di un mercato globale di permessi di emissione. Negli
stessi giorni, il Consiglio di amministrazione della Banca, di cui fa
parte anche un rappresentante italiano, approvava due prestiti dell'ammontare
totale di 800 milioni di dollari, per due centrali a carbone in Cina,
che, secondo i nostri calcoli, produrranno, una volta completate, 1
miliardo di tonnellate di anidride carbonica. Nel settembre 1997, inoltre,
sono stati concessi altri 535 milioni di dollari per l'espansione di
25 miniere di carbone a cielo aperto in alcuni stati Indiani e l'aumento
della produzione di carbone di 13,4 milioni di tonnellate l'anno entro
il 2001.
Questi tre progetti vanno ad aggiungersi agli altri sostenuti
dalla Banca Mondiale dal 1992 ad oggi, che comportano la produzione
di almeno 36 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Una cifra
ragguardevole se si considera che il volume globale annuo di emissioni
di questo gas-serra al momento è di 27,6 miliardi di tonnellate. Si
calcola che in totale, i prestiti già effettuati dal 1992 e quelli in
considerazione causerebbero l'emissione di un totale di circa 41 miliardi
di tonnellate di CO2. Il che equivale a dire che per ogni dollaro speso
dalla Banca Mondiale verranno emesse 3 tonnellate di anidride carbonica.
a. 2. Efficienza energetica e gestione
della domanda: impegni disattesi
Secondo un'analisi dei prestiti previsti dal 1997 ai
prossimi 2-3 anni, svolta dalla associazione australiana AIDWATCH nel
1996, la Banca Mondiale prevedeva di spendere 1,8 miliardi di dollari
per centrali e miniere a carbone, e solo 360,7 milioni di dollari per
progetti di energia rinnovabile e gestione della domanda5.
La Banca Mondiale ha iniziato a calcolare l'impatto ambientale
delle sue politiche energetiche nel 1983, quando venne istituito il
programma ESMAP (Energy Sector Management Assistance Program) con lo
scopo di fornire supporto ai programmi di efficienza energetica. Nel
1992 la Banca ha creato l'Asia Alternative Energy Unit (ASTAE) che al
momento promuove tecnologie energetiche alternative in Indonesia, India,
Sri Lanka, e Cina.
Secondo uno studio del WWF svedese, l'ESMAP non ha alcun
effetto sulle politiche di prestito: 2/3 dei progetti nel settore energetico
infatti non sembrano essere stati influenzati da questa iniziativa6.
Due anni dopo, la Banca ha lanciato la cosiddetta "Solar Initiative"
allo scopo di sensibilizzare lo staff ed i clienti della Banca nei confronti
delle fonti energetiche rinnovabili. Tuttavia, ad oggi i finanziamenti
per le fonti rinnovabili sono stati insignificanti, mentre la spinta
verso la liberalizzazione dei mercati e la rimozione degli incentivi
penalizza le fonti rinnovabili.
Nel 1992-1993 dopo consultazioni con le associazioni
ambientaliste ed ONG, la Banca produsse due documenti politici sulle
questioni energetiche, "The World Bank's Role in the Electric Power
Sector" ed "Energy Efficiency and Conservation in the Developing
World". Si prevedeva, tra l'altro, la promozione di strategie integrate
(le cosiddette Integrated Resource Planning) e l'adozione di politiche
di gestione della domanda insieme all'identificazione di possibilità
di investimento a costi ridotti:
"lending in the energy sector should be based on and
support the development of integrated energy strategies that take
advantage of all energy supply options, including cost-effective conservation-based
supplies and renewable energy sources7".
Questi due documenti riconoscono il ruolo chiave della
Banca a sostegno dell'efficienza energetica tramite la promozione di
investimenti volti a rafforzare la capacità istituzionale dei paesi,
promuovendo inoltre l'efficienza energetica.
La Banca Mondiale aveva anche preso l'impegno di "better
integrate energy efficiency issues into its country policy dialogue"
e di assistere i governi nell'elaborazione ed attuazione di strategie
integrate. Inoltre, ammettendo che l'aumento dell'efficienza energetica
porta come conseguenza la riduzione delle emissioni di gas-serra, si
era impegnata ad aumentare i prestiti per progetti che prevedessero
l'aumento dell'offerta di energia ed a sostenere il trasferimento di
tecnologie pulite ed efficienti8.
Nel 1994 una ricerca delle associazioni ambientaliste
americane Environmental Defense Fund e Natural Resources Defense Council
intitolato "Power failure" aveva però evidenziato ritardi
e lacune nell'attuazione di questa politica. Su 46 prestiti in via di
preparazione e relativi al settore energetico, solo due erano in sintonia
con le politiche energetiche del 19929.
La situazione da allora non è cambiata. Anzi, è notevolmente peggiorata,
come evidenziato da uno studio più recente del 1996 a cura della sezione
svedese del WWF che ha analizzato 56 progetti finanziati dalla Banca
nel settore energetico, concludendo che solo 3 erano pienamente in linea
con le politiche del 199210.
Secondo il WWF, queste carenze sono imputabili all'assenza
di incentivi da parte dello staff ad applicare una politica di per sé
non vincolante, e l'incapacità della Banca nel perseguire strategie
energetiche integrate. La Banca Mondiale continua a non considerare
nella valutazione dei suoi progetti i costi ambientali e sociali dell'uso
di combustibili fossili, continuando a seguire una logica di "riduzione
dell'impatto" piuttosto che di riorientamento del suo programma
prestiti verso la sostenibilità ambientale.
Eppure i vantaggi economici derivanti dall'efficienza
energetica e dalla gestione della domanda di energia (Demand Side Management)
sono evidenti. Uno studio dell'IIEC (International Institute for Energy
Conservation) dimostra che:
"In a report for the Global Energy Efficiency Initiative,
Lawrence Berkeley Laboratories recently found that roughly 2 trillion
dollars of energy saving are possible in the developing countries
between 1991 and 2031. USAID finds that Poland could achieve cost-effective
savings of 552 MW through Demand Side Management. The World Bank and
USAID have found that India could offsetapprox. 20% peak demand growth
through DSM by 2005 spending USD 17-27 billion less than the cost
of building new supply11".
Un altro documento della Banca Mondiale dimostrava che
un risparmio del 20% dell'energia per scopi commerciali prodotta nei
paesi in via di sviluppo comporterebbe un risparmio in termini monetari
di 30 miliardi di dollari, pari a circa il 60% del denaro pagato per
il debito estero nel 1988 e circa 2/3 del volume dei finanziamenti per
la cooperazione allo sviluppo provenienti dai paesi OCSE ed OPEC nel
1987 12.
a. 3. Risposte inadeguate: via
libera all'inquinamento atmosferico
La Banca Mondiale ha reagito a queste critiche imputando
le responsabilità all'eccessiva «complessità delle sue linee politiche».
Proprio per semplificare le proprie procedure lo scorso anno la Banca
Mondiale ha pubblicato linee guida sommarie e non vincolanti (Good Practice)
nel settore energetico, in particolare sull'efficienza energetica (GP
4.45 Electric Power Sector GP 4.46 Energy Efficiency) . Le Good Practice
sono documenti di indirizzo che lo staff non è tenuto ad applicare nei
progetti di sviluppo. Associazioni ambientaliste ed ONG di tutto il
mondo sono concordi nel ritenere che questo atteggiamento della Banca
Mondiale è in netto contrasto con gli obiettivi di efficienza e conservazione
energetica. Solo in seguito alle pressioni delle associazioni ambientaliste
e di alcuni governi di paesi donatori, la Banca ha ritirato i documenti,
e promesso la redazione di un documento su ambiente ed energia, nel
quale verrebbero inclusi anche aspetti relativi all'effetto serra.
Nell'aprile del 1996, inoltre, la Banca Mondiale aveva
rivisto e corretto le sue linee guida sulle emissioni provenienti da
impianti di generazione termoelettrici ("Air Pollution Management and
Abatement Handbook") che erano state fissate nel 1988 e rivedute nel
1994, andando ben al di sotto dei livelli fissati dall'Organizzazione
Mondiale della Sanità per le emissioni di anidride solforosa, la cui
validità era stata in precedenza riconosciuta dalla stessa Banca13.
I livelli massimi permessi per le emissioni di questa
sostanza dannosa per l'ambiente e la salute, sono stati infatti fissati
ad una quota di ben due volte superiore a quella prevista nelle linee
guida del 1994. Queste ultime prevedevano un limite di emissioni di
anidride solforosa di 100 ton. al giorno per tutte le centrali di capacità
superiore ai 500MW. In Europa i limiti attuali sono di 19 ton. al giorno,
36 per gli Stati Uniti. Invece, le nuove linee guida fissano un tetto
massimo di 200 ton. al giorno che può essere fissato indifferentemente
per centrale o per unità di generazione inclusa in una centrale. Nel
caso di centrali ad unità multiple, quale la centrale a carbone composta
di 6 unità, di Tuoketuo in Cina il cui finanziamento é stato approvato
dalla Banca nel giugno scorso, si potrebbe permettere l'emissione massima
di 1200 tonnellate di anidride solforosa algiorno! I livelli di emissione
di gas-serra non vengono considerati14.
a. 4. Solo briciole per le popolazioni
povere
Nonostante la Banca Mondiale abbia come mandato principale
la lotta alla povertà, oggi meno del 5% dei finanziamenti del settore
energetico vanno ad energia per le zone rurali, meno del 3% ad energie
rinnovabili e circa il 2% a sfruttamento di legna da ardere. In tutto,
meno del 9% di tutto il bilancio della Banca nel settore energetico
va a progetti che forniranno accesso diretto a fonti energetiche a 2
miliardi di poveri.
Ciò conferma le affermazioni dell'UNDP, che sottolinea
la scarsa attenzione della comunità internazionale al nesso povertà-energia.
Il suo "Energy after Rio: Prospects and Challenges" del gennaio
1997, evidenzia il ruolo chiave dell'efficienza energetica nel fornire
energia ai poveri e gli effetti negativi delle strategie di sviluppo
tradizionali, basate sulla crescita in termini macroeconomici, quelle
usualmente perseguite dalla Banca Mondiale.
Inoltre, le politiche di liberalizzazione dei mercati
e di privatizzazione del settore energetico sostenute dalla Banca Mondiale,
introducendo tariffe d'uso elevate, renderanno più difficile l'accesso
all'energia per le classi più povere.
a. 5. La Banca Mondiale ed il settore
privato: i rischi per il clima
Il ruolo indiretto della Banca Mondiale nel settore energetico
ancor pi significativo dell'impatto diretto delle sue attivit di finanziamento.
La Banca mobilita infatti ogni anno investimenti nel settore energetico
privato dell'ordine di 20 miliardi di dollari oltre ai 3-4 miliardi
di dollari di investimenti diretti. La maggior parte di questi fondi
vanno a fonti energetiche non rinnovabili.
Il ruolo di International Finance Corporation (IFC) e
Multilateral Investment Guarantee Agency (MIGA) costantemente in crescita
in uno scenario globale che vede il volume di flussi di capitale privato
dominare ormai il mercato. I cosiddetti FDI (foreign direct investments)
delle imprese private e multinazionali verso i PVS nel periodo che va
dal 1990 ed il 1994, ad esempio, hanno infatti raggiunto il volume di
660 miliardi di dollari mentre i prestiti del gruppo della Banca Mondiale
ammontavano, nello stesso periodo, a 84 miliardi di dollari. Nel 1996
gli FDI hanno raggiunto la cifra record di 244 miliardi di dollari,
rappresentando cos l'80% dei flussi netti verso i paesi in via di sviluppo,
che ammontano ad un totale di 285 miliardi di dollari. Secondo la Banca
Mondiale questa situazione porta ad un "circolo virtuoso tra investimenti
diretti e riforme economiche che innescano una maggiore integrazione
globale" 16 e ad un nuovo ruolo
della cooperazione allo sviluppo come "catalizzatore degli investimenti
privati".17
L'enfasi sul settore privato nasce dalla teoria in voga
nella Banca Mondiale, secondo la quale lo sfruttamento dei mercati e
la promozione della crescita economica, accompagnata a politiche di
privatizzazione delle aziende ed enti statali - quali quelli energetici
- porterebbe una maggiore efficienza nell'uso delle risorse ed un aumento
delle risorse finanziarie (il cosiddetto "fiscal space") a
disposizione dei governi per investimenti in altri settori, quali la
tutela dell'ambiente. Ci si trova di fronte a quella che la Banca Mondiale
definisce una "win-win option" in virt della quale le imprese
private potranno aumentare i loro profitti ed anche l'ambiente verr
tutelato. Tuttavia questo postulato non =E8 suffragato da dati certi
ed attendibili.
L'IFC ha finora concesso finanziamenti per un totale
di 1,3 miliardi di dollari. Tra i progetti di sviluppo considerati va
ricordato quello che prevedeva il supporto al governo nigeriano e ad
una cordata di multinazionali del settore petrolifero (tra cui Agip
e Shell) per la produzione di gas liquido. Progetto cancellato all'ultimo
momento con la scusa ufficiale di "carenze nelle politiche macroeconomiche"
attuate dalla giunta militare nigeriana, ma di fatto annullato nel novembre
del 1995 in seguito alla barbara esecuzione di Ken Saro Wiwa e di altri
otto attivisti Ogoni. L'IFC ha gi=E0 concesso due prestiti alla Shell
per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi off-shore di Pecten,
Camerun. Un terzo prestito alle porte.
Il settore energetico sembra essere il fiore all'occhiello
dell'IFC: si calcola che almeno un terzo di tutti i progetti privati
nel settore energetico nei paesi in via di sviluppo abbiano beneficiato
del finanziamento dell'IFC. L'IFC ha di norma sostenuto l'utilizzo di
energia fossile, nonostante la politica energetica della Banca stabilisse
la priorit allo sviluppo di energie rinnovabili, ed efficienza energetica.18
L'espansione delle attivit di IFC e MIGA 19
non stata inoltre ancora accompagnata dall'integrazione con le politiche
operative gi esistenti nelle altre strutture della Banca Mondiale, in
particolare per le politiche ambientali, sociali e di accesso all'informazione.
Sia IFC che MIGA soffrono di preoccupanti carenze strutturali.
Il MIGA non ha un proprio ufficio ambientale, ed appalta le VIA all'IFC.
L'IFC ha un dipartimento ambiente composto da 7 esperti e 2-3 consulenti,
che dovrebbero studiare e controllare 200-250 nuovi progetti l'anno
ed un portafoglio di oltre 1000 progetti. Succede cos che l'IFC, in
molti casi, non svolge una VIA dettagliata come quella che sarebbe necessaria
per progetti IDA ed IBRD.
a. 6. Privatizzazione e liberalizzazione
dei mercati: la medicina della Banca Mondiale per il clima globale
Tre sono i pilastri sui quali la Banca vuole ora impostare
la sua strategia energetica: liberalizzazione dei mercati e privatizzazione,
rimozione degli incentivi ai combustibili fossili, e scambio di permessi
di emissione (emission trading).a. 5. La Banca Mondiale ed il settore
privato: i rischi per il clima * la liberalizzazione dei mercati
e la privatizzazione dei settori energeti ci Queste riforme dovrebbero
avere come vantaggio la possibilit di fornire a 2 miliardi di persone
accesso all'energia. Nella pratica, per, si vi a libera a ulteriori
investimenti privati che non andranno probabilmente a vantaggio delle
classi pi povere. L'esperienza indiana nello stato di Orissa 20
dimostra che la continua enfasi sulla privatizzazione e la costruzione
di megaimpianti a combustibile fossile, privilegia la produzione di
energia "sporca" per alimentare i poli industriali, mentre
il 70% della popolazione non ha energia elettrica
Il corollario secondo il quale la privatizzazione comporta
notevoli vantaggi in termini di aumento dell'efficienza energetica,
inoltre, non supportato da prove certe.
Una ricerca prodotta nel 1988 da Paul Cook e Colin Kirkpatrick
delle Universit inglesi di Manchester e Bradford su paesi in via di
sviluppo concluse che:
"Although it is frequently made, the argument that
the public sector in LDCs (less developed countries) is "over-extended"
and requires "rolling-back" as a general proposition is
empirically unproven. Evidence to support the hypotesis of an inverse
relationship between macroeconomic performance and the size of the
public sector is lacking".
Ed ancora,
"it can be concluded that privatization in the form
of denationalization is unlikely to significantly increase productive
efficiency" 21
Il Pakistan usato dalla Banca Mondiale e dall'IFC come un caso di studio
del loro intervento in sostegno alla privatizzazione del settore energetico.
L'intervento della Banca ha suscitato molte perplessit e dubb i nel
mondo dell'imprenditoria locale. Infatti gli incentivi governativi erano
disponibili solo per progetti superiori ai 100MW, escludendo cos la
maggior parte degli imprenditori locali a favore di imprese straniere.
22 Il governo del Pakistan, inoltre,
dovr procurarsi valuta pregiata per coprire i costi delle importazioni
di impianti, combustibile e per pagare il debito con l'estero e gli
azionisti. Secondo Khalid Nazir, della AKD Securities di Karachi, il
costo del combustibile importato sar nel 1998-1999 di 414 milioni di
dollari ed il debito da pagare ogni anno per le centrali sar di 439
milioni di dollari. 239 milioni di dollari dovranno essere ridistribuiti
agli azionisti. Le risorse finanziare in valuta pregiata necessarie
potranno essere reperite solo a condizione di un'enorme crescita delle
esportazioni, ed un aumento delle tariffe d'uso, che si prevedeva del
15% per il 1996 e del 50% per gli anni a seguire. 23
L'impatto delle strategie di privatizzazione perseguite
dalla Banca Mondiale evidente anche nel caso degli interventi nel settore
trasporti in particolare nelle economie in transizione: la Banca Mondiale
ha investito nel trasporto su gomma e nella ricostruzione e riabilitazione
delle reti stradali, piuttosto che considerare alternative sostenibili
quali il trasporto su rotaia. 24
* Un mercato globale di permessi di emissione
e joint implementation La Banca propone la costituzione di un mercato
globale nel quale scambiarsi le quote di emissioni, la cosiddetta Global
Carbon Initiative (GCI), ad altre iniziative allo scopo di assistere
i paesi pi poveri nell'attuazion e degli impegni presi con la Convenzione
su Clima. Secondo la logica della Banca, lo scambio di permessi di emissione
potrebbe permettere enormi guadagni per i paesi poveri, in un mercato
globale di circa 30-40 miliardi di dollari. 25
Secondo il principio della "joint implementation",
una compagnia di un paese industrializzato potrebbe compensare il suo
volume di emissionidi gas-serra in eccesso, investendo in iniziative
per la riduzione delle emissioni in paesi in via di sviluppo, quali
piantagioni di alberi per assorbire l'anidride carbonica.
Considerando che nei prossimi decenni i PVS deterranno
la quota principale di emissioni di gas-serra, sar necessario accompagnare
le "emission trading" e le attivit di "joint implementation"
con un quadro normativo chiaro che preveda una serie di obiettivi e
tempi per la riduzione delle emissioni di gas-serra nei paesi in via
di sviluppo, che per ora non prendono impegni di riduzione. L'istituzione
di un quadro normativo che richiederebbe maggiori restrizioni e controlli
per difficilmente conciliabile con le politiche di privatizzazione "spinta"
e di apertura dei paesi agli investimenti privati esteri sostenute dalla
Banca.
Preoccupazione confermata dal World Resources Institute
che in un suo recente rapporto26 : afferma,
riguardo alle attivit di "joint implementation":
"The US has been a leader in this approach. So far
JI of CO2 abatement has been tried only in experimental pilot programs;
US utilities have financed reforestation programs in Central America
to capture CO2 from the atmosphere. Joint implementation cannot be
used more widely until countries have set binding emission reduction
targets (Zollinger and Dower, 1996). But, getting countries to agree
on the baselines that should apply to each, from which emissions reductions
will be measured, is a formidable task. Moreover, monitoring and verification
of emissions reductions along with some mechanism to enforce contractual
obligations will be essential if JI is to work".
Inoltre, la Banca Mondiale intenderebbe chiedere ai paesi donatori ulteriori
finanziamenti per la sua Global Carbon Initiative (GCI), con il rischio
di erodere i fondi gi scarsi disponibili per la GEF.
* l'eliminazione di sovvenzioni per l'uso di combustibile
fossile Di per s la riduzione delle sovvenzioni per le fonti energetiche
"sporche " sarebbe un passo verso la giusta direzione, ma
dovrebbe essere accompagnata da un sistema fiscale che comunque crei
spazio di mercato per le fonti "pulite". Saranno quindi necessarie
chiare politiche di "internalizzazione dei costi ambientali"
nel prezzo finale dell'energia, ed una accurata e rigorosa analisi costi-benefici
delle varie opzioni in considerazione. Altrimenti l'apertura dei mercati
e lo stimolo alla libera concorrenza, porterebbe anche alla cancellazione
delle sovvenzioni alle fonti alternative, che non potrebbero competere
con le altre a causa dei costi superiori, rimanendo escluse dal mercato.
Si calcola che gli incentivi di cui godono i combustibili
fossili ogni anno ammontano a circa 101 miliardi di dollari. 27
Se da una parte la Banca Mondiale suggerisce l'eliminazione degli incentivi,
dall'altra le sue attivit in sostegno agli investimenti privati, tramite
la concessione di garanzie di rischio politico della MIGA, dell'IBRD,
o la concessione di prestiti a tasso di interesse zero, tramite l'IDA
28 rappresentano una forma di incentivo
indiretto all'uso di combustibili fossili. Infatti, accollandosi il
rischio degli investimenti privati, la Banca Mondiale permette agli
investitori di evitare il pagamento di costose polizze assicurative,
riducendo cos i costi totali del progetto in questione.
a. 7. A cinque anni dalla Conferenza
di Rio
A cinque anni dalla Conferenza di Rio su Sviluppo ed
Ambiente, la Banca Mondiale non ha ancora messo a punto una politica
sui mutamenti climatici che informi e condizioni i propri interventi
ed investimenti.
Dalla prima Conferenza delle Parti della Convenzione
sul Clima tenutasi a Berlino nel 1995 (COP-I) ad oggi, la Banca Mondiale
ha prodotto molti studi e svolto iniziative, quali il "Carbon Back-Casting
Exercise" allo scopo di valutare i possibili costi finanziari legati
al riscaldamento globale. 29 Oppure il
cosiddetto "Global Overlays Program " con il quale la Banca
prevede di calcolare i costi associati alla riduzione delle emissioni
di CO2 ed altri gas-serra nelle strategie di sviluppo per paese e per
settori produttivi. Il livello di applicazione dei global overlays tuttora
poco chiaro.
Secondo il rapporto della Banca Mondiale intitolato:
"Serving a Changing World - Report of the Task Force on Multilateral
Development Banks" del marzo 1996, quasi quattro anni dopo la Conferenza
di Rio, le tematiche ambientali globali non erano ancora considerate
in maniera adeguata nelle priorit di finanziamento delle Banche Multilaterali
di Sviluppo, anzi:
"there is a need for greater emphasis on energy efficiency,
water resource use, environmentally sound transport (...) and consistency
with the Conventions on Climate Change and Biodiversity". 30
Anche il recente State of the World 1997, prodotto dal Worldwatch Institute,
nel tracciare un bilancio dalla Conferenza di Rio in poi, punta il dito
sulla Banca Mondiale e sui ritardi nel reindirizzare le politiche verso
lo sviluppo sostenibile. In particolare sottolinea l'incoerenza di un'
istituzione che da una parte ha fatto dello sviluppo sostenibile uno
dei suoi cavalli di battaglia e dall'altra continua a prestare ingenti
somme di denaro per progetti che aumentano le emissioni di gas-serra.
31
La Banca Mondiale svolge un ruolo chiave nel fissare
gli standard con i quali vengono poi valutati altri progetti nel settore
energetico. Perseguendo una politica debole e contraddittoria, manda
un messaggio chiaro a favore di quei settori dell'industria che non
ritengono la conservazione e l'efficienza energetica fondamentali per
lo sviluppo sostenibile.
a.8. La "Energy and Environment
Strategy Paper"
La bozza della "World Bank Energy and Environment
Strategy Paper", fatta circolare per commenti dalla Banca Mondiale
nell'agosto del '97 ha deluso le aspettative delle associazioni ambientaliste
e di molti governi. Il testo contiene impegni vaghi e non quantificabili
e non fornisce elementi sufficienti per delineare una strategia aggressiva
per la riduzione delle emissioni di gas serra, ed il sostegno a fonti
energetiche rinnovabili. La Banca prevede di discutere la seconda bozza
a porte chiuse, in un sottocomitato del Consiglio dei Direttori Esecutivi.
Sembra ormai chiaro per che questa strategia non potr essere approvata
dai Direttori prima della Conferenza di Kyoto. A Kyoto la Banca Mondiale
probabilmente riproporr quindi una serie di iniziative, gi illustrate
nella bozza di "Energy and Environmentl Strategy" che in assenza
di una strategia coerente e di lungo termine avranno una portata estremamente
limitata.32 La debolezza dell'analisi
e la vaghezza degli impegni che la Banca intende prendere per affrontare
l'effetto serra risultano evidenti in tutto il documento. Di seguito
si sintetizzano alcune delle questioni irrisolte. 33
a. mancanza di chiarezza su quali linee guida
la Banca abbia seguito finora nell'indirizzare i suoi prestiti nel settore
energetico
Come gi accennato in precedenza, la Banca aveva approvato nel 1992 due
strategie per il settore energetico, la "The World Bank's role
in the eletric sector" e la "Energy Efficiency and conservation
in the developing world". Vale la pena di ricordare che in questi
documenti la Banca Mondiale affermava la necessit di sostenere strategie
energetiche integrate, conservazione energetica e fonti energetiche
rinnovabili. Nella bozza fatta circolare nell'agosto 1997, siafferma
invece che questi due documenti non erano ufficiali, n intesi a delineare
una strategia per affrontare le questioni ambientali connesse al settore
energetico. Due sono le interpretazioni che si possono dare a questa
affermazione. La Banca Mondiale sembrerebbe ammettere implicitamente
che fino ad oggi non ha avuto alcuno strumento politico vincolante che
informasse le sue scelte nel settore energetico: questo spiegherebbe
perch dalla Conferenza di Rio del 1992 la quota di prestiti per fonti
energetiche fossili anzich diminuire aumentata, come dimostrato dalla
nostra ricerca. Oppure ci si trova di fronte al tentativo da parte del
management di ovviare alla scarsa applicazione delle politiche, negandone
la rilevanza formale.
In ambedue i casi ci troviamo di fronte alla prova dell'incapacit
o alla deliberata volont di affrontare alla radice le ragioni della
scarsa qualit dei progetti e dell'applicazione delle linee-guida sociali
ed ambientali. Sar quindi necessario svolgere prima una valutazione
indipendente del portafoglio prestiti della Banca Mondiale nel settore
energetico, per valutare l'impatto dei progetti e delle politiche sostenute
sul riscaldamento globale, al fine di identificare punti di forza e
aree di intervento che necessitano di ulteriori riforme. A tal riguardo,
in occasione della Sessione Speciale dell'Assemblea Generale delle Nazioni
Unite sullo sviluppo sostenibile, tenutasi a luglio 1997 a New York,
il Presidente Wolfensohn aveva annunciato l'istituzione di un "panel"
di esperti indipendenti con il compito di valutare l'impatto sul clima
dei programmi e dei progetti che la Banca si accinge a finanziare. Ciononostante,
la bozza di strategia non contiene alcun riferimento a quest'impegno,
rimasto finora lettera morta.
b. La strategia energetica si incentra tuttora
sul sostegno prioritario alle fonti energetiche non-rinnovabili ed ai
combustibili fossili, senza sviluppare strategie energetiche sostenibili
Secondo il documento della Banca Mondiale, il carbone rimane la fonte
energetica pi a buon mercato, e perci si dovr continuare a finanziare
la costruzione di impianti termoelettrici a carbone e l'estrazione di
carbone. Non c' da stupirsi, considerando che lo stesso documento si
riferisce sol o vagamente alla necessit di internalizzare i costi ambientali
in sede di identificazione e finanziamento dei progetti. 46 inora, come
gi accennato in precedenza, l'unico tentativo messo in att o da parte
della Banca di valutare indirettamente i costi associati al emissioni
di gas-serra sono stati il cosiddetto 'Carbon Backcasting Exercise"
ed il Global Overlays Program. La bozza di strategia non contiene alcun
elemento per valutare il ruolo e l'efficacia di queste iniziative nel
reindirizzare il portafoglio energetico della Banca verso la sostenibilit
ambientale e l'efficienza energetica.
Certo la Banca ammette i suoi ritardi, riconoscendo che
finora ha concentrato la sua attenzione su "impacts mitigation
rather than on environmental scoping and the identification of alternatives"
e che "very few projects Environmental Assessements in the energy
and other greenhouse gas-intensive sectors estimate greenhouse gas emissions,
although this assessment has been a requirement since the revision of
OP 10/04 in September 1994" . Tuttavia il documento non va oltre
la semplice identificazione del problema senza fornire alcuna soluzione
volta a migliorare la capacit del personale di svolgere VIA e di considerare
font i energetiche rinnovabili in alternativa ai combustibili fossili.
Per ci che riguarda il Global Overlays Program, la bozza
non permette di comprendere il suo effetto sulle priorit di spesa e
di finanziamento e su l riorientamento del portafolio prestiti verso
fonti energetiche rinnovabili.
La strategie energetica proposta dalla Banca non contiene
impegni quantificabili a breve, medio e lungo termine, al fine di affrontare
con decisione la necessit di contenere o prevenire l'aumento incontrollato
delle emissioni di gas-serra nei paesi in via di sviluppo. L'espansione
dello sfruttamento del gas naturale sollecitata nel documento della
Banca Mondiale va necessariamente inserita in una strategia a lungo
termine che identifichi obiettivi di riduzione della dipendenza dai
combustibili fossili ed un rilancio delle strategie energetiche sostenibili.
Ed proprio ci che manca in questo caso.
c. Gli impegni per l'internalizzazione dei costi
socio-ambientali sono tuttora troppo vaghi
Mancano nel documento riferimenti alla necessit di internalizzare in
pien o i costi socio-ambientali, tramite una serie di incentivi e regole
vincolanti per lo staff ed il management, al fine di incorporare efficienza
energetica, gestione della domanda, rimozione delle sovvenzioni ai combustibili
fossili la razionalizzazione delle politiche dei prezzi in tutte le
fasi dello sviluppo dei progetti. Il documento fa riferimento alla necessit
di considerare l'efficienza energetica fin dall'inizio dell'elaborazione
dei cosiddetti CAS (piani di assistenza per paese) negoziati tra la
BM ed i governi beneficiari dei prestiti. L'impegno preso per resta
troppo vago: la Banca dovrebbe integrare le questioni di efficienza
energetica nei CAS solo laddove ci sia appropriato "when appropriate"
. Una formula questa che lascia troppe scappatoie. Andrebbero invece
stilati piani di azione pi dettagliati al fine di garantire un'aderenza
delle CAS alle priorit ambientali globali.
d. Il ruolo del settore privato
La "strategy paper" afferma quanto segue:
"with the emphasis by the Bank on financial sector
reforms and the privatization of state enterprises, there is little,
if any reason for the Bank to provide targeted lines of credit for
energy efficiency unless there are high externality benefits beyond
win-win. As the Bank has withdrawn from financing projects in the
industrial sector in general, the role of the IFC in this regard has
come to the fore".
Contrariamente a quanto affermato, la Banca Mondiale dovrebbe svolgere
un ruolo pi incisivo nel sostenere l'efficienza energetica. Inoltre,
va notato come la "strategy paper" non fa alcun riferimento
alla necessit di garantire che le attivit dell'IFC siano sottoposte
agli stessi criteri e linee guida socio-ambientali di IBRD ed IDA. Necessit
ancor pi urgente, considerando il ruolo crescente di IFC e MIGA nel
sostenere investimento privati nel settore energetico.
La Banca dovr quindi chiarire quali politiche e linee
guida siano rilevanti per IFC e MIGA, ed elaborare una serie di indici
di valutazione dell'operato e degli effetti sullo sviluppo dei paesi.
Andranno inoltre sviluppati sistemi di incentivazione per lo staff dell'IFC
e della MIGA al fine di integrare appieno la gestione della domanda
di energia, l'efficienza energetica e la conservazione di energia in
sede di identificazione ed elaborazione dei progetti.
e. L'eliminazione degli incentivi Il documento
giustamente riconosce la necessit di eliminare gli incentivi per i combustibili
fossili, ma non quella di creare incentivi per le tecnologie pulite
e un sistema fiscale che possa aprire i mercati aqueste ultime. A tal
riguardo sarebbe importante garantire l'internalizzazione dei costi
ambientali nel costo finale dell'energia prodotta, cos come una accurata
analisi dei costi-benefici e delle possibili alternative. La Banca dovr
quindi svolgere un ruolo attivo nella promozione dei trasferimenti di
tecnologie pulite nei PVS, tramite strumenti innovativi, quali ad esempio
la concessione di garanzie per investimenti in progetti di efficienza
energetica.
Inoltre, come gi sottolineato in precedenza, la concessione
di crediti agevolati (quali i prestiti IDA) in sostegno a progetti di
estrazione di combustibili fossili o l'intervento di IFC e MIGA nel
garantire il settore privato dai rischi associati ad investimenti nel
settore dei combustibili fossili sembrano rappresentare degli incentivi
indiretti all'uso di combustibili fossili. La Banca non fornisce elementi
sufficienti per risolvere questa contraddizione.
L'eliminazione degli incentivi dovr inoltre essere svolta
considerando di volta in volta le condizioni particolari nelle quali
si opera, al fine di evitare che la stessa risulti in scelte politiche
che ricadano a svantaggio delle classi pi' povere. Ad esempio, la rimozione
degli incentivi per la benzina potrebbe aumentare i costi del trasporto
pubblico al punto tale da escludere le fasce pi' povere di utenza.
f. Trasferimento di tecnologie
La bozza di strategia energetica riconosce che "he decisive factor
in how easily and cheaply the world community can attain the atmospheric
stabilization goals of the UNFCCC in the future is the development of
new energy technologies which have the potential to reduce the environmental
consequences of energy production and use". Tuttavia l'unica soluzione
prospettata dalla Banca e' quella di continuare a sostenere grandi impianti
idroelettrici dall'elevato impatto sociale ed ambientale.
Il documento riconosce anche che "private sector
Research and Development on renewables and energy efficiency has been
adversely affected by deregulation... (and that in the US) Research
and Development spending by investor-owned utilities declined by nearly
one-third in the last three years". Tuttavia la strategia non propone
alcun obiettivo quantitativo per gli investimenti in fonti energetiche
rinnovabili o programmi di efficienza energetica.
Secondo il Worldwatch Institute, 34 il documento non
considera in maniera adeguata le innovazioni tecnologiche nel settore
energetico e non fornisce quindi elementi utili volti a definire il
ruolo della Banca in loro supporto. In particolare il documento non
analizza a fondo la rapida crescita del mercato di tecnologie su piccola
scala e la riduzione dei costi associata al loro uso. Il mercato mondiale
del fotovoltaico piu' che raddoppiato dal 1990 e quello degli impianti
eolici e' cresciuto di ben sei volte. Queste due tecnologie rappresentano
ora un mercato del valore di circa 4 miliardi di dollari, ed i costi
di uso dell'energia eolica sono ormai gli stessi di quella da carbone.
L'espansione di questi mercati porter con s una diminuzione dei costi
dei prodotti. Tuttavia, secondo la Banca queste tecnologie potranno
essere competitive solo tra 30 anni. Inoltre il documento estremamente
carente nell'analisi della cogenerazione, nonostante quest'approccio
rappresenti una delle migliori opzioni per soddisfare il fabbisogno
energetico a costi inferiori a quelli delle grandi centrali. Ad esempio
gi ora la nuova generazione di micro-motori e turbine ha costi estremamente
competitivi (USD .03-.04 per kwh) a capacit produttiva di 20 kw.
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